lunedì, 20 agosto 2007
Poiché non ho energie per scrivere un post "come si deve", anche perché sto facendo udite-udite due lavori (di cui uno per pura passione), "posto" una cosa vecchia :)
In particolare, trattasi di una mail di gentile disappunto, per non dire candide rimostranze, inviata il 20 febbraio 2006, a cui, manco a dirlo, nessuno ha risposto.

Era dunque due inverni fa, e io impiegavo il mio (molto) tempo libero per girovagare tra agenzie interinali (ora mi sembra si chiamino "di somministrazione", termine che io - beata ignoranza! - usavo solo per le medicine).
Tra tante, in una mi trovai particolarmente male, già solo in fase di colloquio preliminare. Mi risolsi dunque di mandare alla Direzione Generale Globale dell'agenzia, sede di Milano, una mail di protesta. Eccovela.

Spett.le Synergie Ricerca,
sono una 25enne in cerca di lavoro. Circa 10 giorni fa mi sono recata presso la vs. filiale di xxx di via xxx 456/b. Lì vi ho incontrato il sig. Daniele Simpatichini, con cui ho svolto il colloquio preliminare.
Purtroppo ho molto da ridire sul comportamento del sig. Simpatichini, tanto da decidere di scrivervi.
Già mentre compilavo la vostra scheda anagrafica ho dovuto assistere a scambi di battute a sfondo sessista tra il sig. Simpatichini e un suo collega, del genere "Quella ragazza ha 21 anni ed è carina, cosa aspetti a chiamarla?" con inequivocabile tono ammiccante, incuranti della mia presenza.
Quando finalmente mi ha rivolto l'attenzione, chiedendomi scusa per l'attesa, mi ha parlato con una sincerità che sconfina, temo, nella sfrontatezza. Mi ha detto "vedo dal tuo curriculum che sei andata peggiorando". Mi ha chiesto se mi era piaciuto il mio ultimo impiego; ho commentato che era stato interessante, e la sua risposta immediata è stata "Interessante?! mi si gela il sangue a pensare che qualcuno debba fare un simile lavoro". Ha liquidato un anno di Servizio Civile Volontario come "un anno di volontariato", quando ho svolto un incarico d'ufficio per il quale ho ricevuto regolare formazione e per il quale sono stata pagata. Ha affermato che "le aziende che si rivolgono a noi fanno un investimento, ma tu non sei una impiegata formata e non sei in età d'apprendistato per cui sarà difficile trovarti qualcosa", da cui deduco che nessuna azienda può "investire" su di me, non certo un complimento. Mi ha chiesto di dove sono, mentre gli rispondevo "Sono nata in Sardegna..." mi ha interrotto dicendo "No, chi se ne frega, voglio dire dove abiti".
Spett.le Synergie, ci terrei a chiarire che:
a) non ho scritto tutto ciò spinta da risentimento verso la vostra agenzia: a xxx se ne trovano circa 25 e non ho motivo di accanirmi sulla vostra perché non trovo lavoro.
b) sicuramente il sig. Simpatichini è una persona coscienziosa e brava nel suo lavoro. Ciò che ho potuto rilevare però è la sua mancanza di cortesia e di predisposizione al contatto col pubblico; qualità, temo, molto importanti per svolgere un compito delicato come la selezione delle persone.
Ringraziando dell'attenzione che mi avete dedicato, porgo i miei saluti.
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venerdì, 27 luglio 2007
Sono ancora qui! Perdonatemi l'assenza, ma il lavoro assorbe...
I paradossi: mi dispero per la disoccupazione, e poi mi lamento del troppo lavoro. Temo di non essere nemmeno l'unica.
Ma il paradosso più grande l'ho vissuto ieri. Per la prima volta ho scorrazzato internet alla ricerca non di un posto di lavoro, ma di lavoratori.
L'azienda assume, e vuole nominativi fra cui spulciare. Sono andata in siti che conosco fin troppo bene, ma vendono cari i loro database; ho chiamato l'Informagiovani della città, e il Centro per l'impiego, che non frequentavo da qualche mese, e soprattutto con diverse aspettative.
Mi veniva un po' da ridere.
postato da: giroprecario alle ore 20:03 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, 05 aprile 2007
Il lavoro mi assorbe. Completamente. Succhia le mie energie migliori, e quando arrivo a casa sono uno straccio; e dire che non è particolarmente faticoso o stressante. Solo, si prende un terzo della mia vita. Però mi dà una sicurezza e una serenità che non conoscevo da tanto. Faccio progetti. Sto anche pensando alle ferie, addirittura.
Mentre ero in attesa per fare un colloquio, circa un mese e mezzo fa, ho incontrato una signora che aspettava per lo stesso motivo. Mi ha raccontato in poco la sua vita lavorativa: impiegata, al ritorno dalla prima gravidanza spostata in un altro ufficio dove - manco a dirlo - il part-time assolutamente non si poteva avere (non sai che strazio è stato lasciare mio figlio per tornare a lavorare, mi ha detto), dopo la seconda decide di rimanere a casa. A quarant'anni e passa cerca il rinserimento nel mercato del lavoro. Il colloquio del giorno, ovviamente, era per un lavoro a tempo determinato (3 mesi) non rinnovabile, perché legato alla "stagione" della dichiarazione dei redditi.
La riflessione interessante che mi ha fatto è stata: forse, per trovare lavoro in età fertile, quando cioè non fanno che chiederti se sei sposata o che metodo contraccettivo usi, bisogna fare subito il figlio, e cercare lavoro quando ha l'età per il nido.

Sempre a proposito.
Un mio nuovo collega ci ha mostrato sua figlia di sette mesi. Bellissima. Per la prima volta in vita mia (e spero l'ultima) ho avuto invidia di non essere maschio, per poter mettere al mondo una creatura così bella senza preoccuparmi del lavoro.
postato da: giroprecario alle ore 23:03 | Permalink | commenti
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venerdì, 09 marzo 2007

La buona notizia è che ho trovato lavoro.

La splendida è che è un lavoro a tempo INDETERMINATO.

La pessima è che per assumermi mi hanno chiesto espressamente di astenermi dal far figli per almeno un paio d'anni.

Poi vi racconterò meglio. Tra nuovo lavoro, nuovi orari e nuovi incarichi sono sempre stanca e ho tanto da fare.

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venerdì, 23 febbraio 2007

Non ho scritto per un po', per due motivi.
1) Sto facendo una collaborazione, a cottimo, da casa. E siccome sono personalmente legata alla persona che mi procura il lavoro, per evitare ogni sospetto di favoritismi voglio lavorare molto bene e rispettare le scadenze. Quindi ho sgobbato;
2) Ho fatto un milione di colloqui. E questo è molto positivo, perché per la legge dei grandi numeri qualcosa salterà fuori, e poi ho di che scrivere; però è anche molto stressante.

Infatti, per ogni colloquio ci sono questi passaggi:
a) preparazione mentale. Cosa racconto oggi? Se cercano una commessa mi invento che sì, ho lavorato in amministrazione, ma l'ho trovato mooolto noioso, come sarebbe più bello lavorare a contatto col pubblico!; se cercano un'impiegato amministrativo, penso di decantare le mie virtù di persona operosa e accurata; se cercano una stagista, non vedo l'ora di far formazione; se cercano qualcuno a tempo indeterminato, ho voglia di stabilità, e così via.
b) preparazione fisica (abbigliamento e accessori). Qua non si scappa, sbaglio sempre; a volte poi i tentativi di essere più accurata nel vestire si scontrano con la mia naturale trasandatezza, e allora metto i pantaloni vistosamente fuori moda, o le scarpe carine ma già un po' rovinate. Il culmine è stato il giorno in cui mi sono presentata truccata e in giacca, ma (orrore) con una macchia sulla maglia (e naturalmente me ne sono accorta per strada, ed ero di fretta; cos'è meglio, arrivare tardi o arrivare un po' sporca? dilemma); per fortuna il mio interlocutore era trasandato come Homer Simpson, e mi sono rincuorata.
c) caghetto. Non si scappa, prima e dopo il colloquio.
d) un senso di spossatezza appena torno a casa. Come se per tutto il tempo avessi avuto tutti i muscoli contratti, e solo nella mia tana mi rilassassi.
e) (ma questo mi è successo solo questa settimana) aspettare più risposte, tutte insieme, con qualche possibilità di riscontro positivo. Durante un secondo colloquio (ho superato la prima scrematura in virtù del fatto che non ho la voce stridula) mi hanno detto: ti vedo dubbiosa. Io (mascherando l'orrore per un lavoro che non vorrei mai fare): sto aspettando anche una risposta per un altro lavoro. Interlocutore: cerca di non prenderci per il culo. (per amor di cronaca, non sono state le parole testuali, ma il concetto è arrivato forte e chiaro).
E ancora, mercoledì, un altro posto di lavoro: aspetti una risposta? ok, ma entro domani sera mi devi far sapere se sei dei nostri. Giovedì alle 10.30: hai tempo fino a mezzogiorno. Ore 11: non ottenendo risposta per l'altro lavoro, decido di accettare. Ore 11.30: un altro colloquio, in cui mi dicono: cerchiamo una che inizi subito. A tempo indeterminato. Devo vedere altra gente, ma tu mi hai fatto un'ottima impressione. Domanda: perché, perché tutti insieme?
Tutto questo mi fa sentire ogni volta come se fossi passata per un frullatore.
A domani (lavoro a cottimo permettendo) il racconto più nel dettaglio di alcuni di questi stupendi incontri.
postato da: giroprecario alle ore 19:54 | Permalink | commenti
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giovedì, 15 febbraio 2007

Finalmente ho conosciuto Mister yyy, quello irrangiuggibile al telefono.
Il linguaggio informale della mail faceva pensare a un gggiovane, invece è un tranquillo signore con i capelli bianchi, molto gentile.
Mi ha concesso 10 (dieci) minuti. Durante i quali ha fatto a tempo anche a uscire due volte dalla stanza: la seconda volta per prendere un biglietto da visita (non suo).
In fondo era quello che volevo. Ho mandato la stessa mail a 30 agenzie pubblicitarie: sono giovane, sono una copy, voglio lavorare. Mi date 10 minuti del vostro tempo per convincervi che sono brava?
Lui mi ha risposto. Mi ha dato dieci minuti, e poi mi ha detto: il nostro organico è al completo.
Anche per uno stage?, ho chiesto io.
Sì, c'è già qualcuno, e finché non finisce non ne prendiamo altri. Se ne occupa Miss qqq (esce, torna col biglietto da visita). Il tuo curriculum lo metto sulla sua scrivania (ora non c'è). Le mandi una mail, senti da lei.
Ok, la contatterò.
No, no, mandale una mail.
Poi il gentile signore mi accompagna fuori.

Forse non è come pensavo. Quando facevo l'impiegata amministrativa mi annoiavo. Tanto. Allora ho pensato che potevo fare di più, e ho fatto una scuola di pubblicità di due anni e uno stage di 4 mesi. Sono brava, mi hanno detto. Anche se durante lo stage avevo mal di stomaco ed ero sempre incazzata, o terrorizzata perché dovevo arrangiarmi e la mia stima sottozero mi diceva che non potevo farcela.
Forse adesso non mi interessa più se sono brava. Sono arrivata al punto di aver bisogno di un lavoro qualsiasi. Anzi, forse di desiderare un lavoro semplice, che mi dia serenità e mi permetta di andare in vacanza, visto che è da un anno e mezzo che non ci vado. Ho fatto un altro colloquio, ieri, per fare la commessa part-time. Perché no.
Forse mi merito di più, so fare di più; ma non ho la possibilità di dimostrarlo, ora, e non so se ho voglia di aspettare l'occasione della mia vita.
postato da: giroprecario alle ore 14:15 | Permalink | commenti
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martedì, 13 febbraio 2007
Ho mandato il mio curriculum via e-mail a tutte le agenzie pubblicitarie della zona. A qualcuna, le più interessanti, ho anche fatto capire che potrei fare uno stage (leggi: schiavismo moderno).
Ho ricevuto una mail di risposta da una di queste:

ok chiama prox sett che ci mettiamo d'accordo per un incontro. ciao

Passando sopra lo slang da gggiovane di questa persona (che si firma con nome e cognome. Chi sarà? il direttore creativo? il socio-fondatore? l'addetto al personale? il centralinista?) ho rispettato scrupolosamente le indicazioni: ieri era lunedì e ho chiamato.

Ore 14.40. Buongiorno sono xxx vorrei parlare con yyy.
Per che cosa, signora?
Mi ha scritto una mail dicendomi di chiamarlo per fissare un appuntamento.
Non è ancora rientrato. (Non potevi dirmelo subito?!). Riprovi tra mezz'ora.

Ore 15.30. Buongiorno sono xxx vorrei parlare con yyy.
Un attimo. (musichetta). E' in riunione. Chiami tra un'ora.

Ore 16.30. Buonasera sono xxx vorrei parlare con yyy.
Un attimo. (musichetta). Deve essere ancora in riunione, non mi risponde nemmeno all'interno. Sa, è una giornata impegnativa oggi. Faccia così, chiami poco prima delle 6.

Ore 17.45. Buonasera sono xxx vorrei parlare con yyy.
(musichetta direttamente). xxx? (è ancora la centralinista: mi chiama per nome, mi dà del tu; è tutto il giorno che ci sentiamo, siamo grandi amiche)Scusa sai, ma il collega dice che è uscito 5 minuti. Non è che (la voce si fa bassa e insicura) potresti richiamare? O vuoi che ti faccia chiamare? Poi se non senti niente richiama tu.

Oggi, ore 11.20. Me lo passano.
Sono xxx, ho mandato il cv, mi ha detto di chiamarla.
Sì.
Mi dica: quando le va bene che ci incontriamo?
Lui: Facciamo...
Ehmmm....
Sto pensando....
Mmmm...
Giovedì...
Mmm...
Mmm...
Alle 10.30. Però fai così, chiamami domani pomeriggio per conferma: non vorrei che mi fissassero altri appuntamenti.

A me quest'uomo mi sta quasi già sul cazzo.
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lunedì, 12 febbraio 2007
Ti frego a domicilio

Un giovanotto ben vestito distribuiva volantini per la strada.
Dire "volantini" è riduttivo, visto che si tratta di un depliant di 8 pagine.
Vi voglio rendere partecipe di questa mia lettura.
In copertina campeggia la scritta "Business da casa", seguita da vaghe promesse: un lavoro moderno, un sistema collaudato, una grande azienda, nessun rischio, una vera opportunità.
All'interno una serie di domande tipo "Esiste uno stile di vita migliore che mi permetta di godere di una maggiore tranquillità economica?" (la domanda più vaga del mondo)
E poi: "Immagina il valore di qualcuno che ti insegna e ti guida verso il tuo successo personale!" (visto che nessuno dà niente per niente, tranne forse i proprio genitori, mi insospettisco un po').
"Fai bene attenzione: puoi scegliere tra buttare nel cestino questo libretto (allora significa che sei pienamente soddisfatto della tua vita) o proseguire nella lettura (se nella vita hai rinunciato a qualcosa, sogni, desideri, aspirazioni).
Penso che anche Wanna Marchi fosse più sottile, psicologicamente.
Seguono una serie di frasi per farmi sentire una merda: Sei pagato per quello che vali? Raccomanderesti il tuo lavoro ai tuoi figli? Hai ciò che hai sognato di avere? Sei stanco di non possedere l'auto / appartamento / fare vacanze che desideri da sempre?
E la soluzione a questa situazione disperata è... il lavoro da casa.
Wow.
Seguono alcuni dati chiaramente inventati (statistiche mondiali, le chiamano) sul lavoro da casa: L'84% della gente lo fa part-time. Il 20% hanno portato nell'ultimo anno il loro giro d'affari da 78.000 euro a 250.000 euro annui.
Poi la mia nuova bibbia mi dice che è importante scegliere il giusto partner: loro, per esempio, sono una Multinazionale con Solidità nel fatturato e Formazione & Affiancamento personalizzato; promettono flessibilità, Vacanze e incentivi, un sistema di lavoro semplice & collaudato. Praticamente non hanno detto ancora niente.
Adesso arriva la mia parte preferita: le storie.
Fabiana, Roma: nel mio primo mese part-time ho guadagnato 1.250 euro; oggi guadagno 3.500/4.000 euro al mese.
Gianluca & Laura, Roma: oggi stiamo viaggiando verso la nostra vera indipendenza economica con 12.000 euro al mese (dodicimilaeuro? a me basterebbe molto meno per essere davvero indipendente)
Nicoletta & Leonardo, San Marino: lei ex impiegata, lui ex operaio. Ora lavorano esclusivamente da casa e guadagnano 12.000 euro.
In tutto, 13 di queste straordinarie vicende. Ma sarà un lavoro legale? O forse queste storie sono inventate?
Il volantino continua: "I nostri risultati parlano da soli! Sicuramente ti sarai identificato/a nelle nostre storie. La tua ricerca del lavoro ideale è finita."
Ma soprattutto: "Noi non ci aspettiamo che tu abbia una grande esperienza negli affari o che tu sia già una persona di successo".

Ricapitolando: questa fantomatica multinazionale mi viene a cercare, mi ferma per strada, anche se non so fare un cazzo, per offrirmi di lavorare da casa e guadagnare 5.000/10.000 euro al MESE. Tutto questo può essere minimamente credibile?
Siamo verso la fine. "Sappiamo che stai pensando: ma non mi hanno ancora detto di che si tratta". In realtà sto pensando: sarà traffico di organi o sfruttamento della prostituzione?
Ma qua svela l'arcano: "Tieni presente che abbiamo messo a punto questo sistema di auto selezione attraverso il quale tu stai passando e noi possiamo investire il nostro tempo solo con coloro che hanno un livello di serietà pari al nostro".
Cioè: sono seria se ancora non ho gettato questo mucchio di bugie nel cestino? E tutte queste buffonate erano solo per vedere se sono davvero motivata?
Alla fine dice: "Se stai leggendo questo capitolo, significa che sei pronto/a per il prossimo passo ed ottenere gli strumenti per iniziare l'attività. Mettiti in contatto con noi attraverso i numeri telefonici riportati in copertina"
Interessante: ho letto 15 facciate per superare la selezione, ma adesso non devo risolvere un rompicapo tipo "Il codice da Vinci" per cominciare questo fantastico lavoro da 1.200 euro al mese part time, ma solo chiamare il numero che trovo in copertina. Che magari, visto che è in copertina, avevo notato prima di leggere tutta la pappardella-selezione.
Alla fine dice che è vietata la riproduzione. Visto che comunque andrò in galera per aver diffuso questa cosa su internet, mi spingo oltre, così mi arresteranno anche per diffamazione: secondo me è una truffa. Secondo voi?
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giovedì, 08 febbraio 2007
Ho fatto due colloqui per lavorare in call-center.
Il primo era un lavoro a tempo determinato; rispondere al telefono a gente che vuole fissare degli appuntamenti.
L'addetta alla selezione ha preso il mio cv e ha cominciato a fare domande su ogni punto. "Ah, è nata a xxx? Da quanto vive qui?" "Da 16 anni". "Ah, ha fatto il liceo scientifico? E come si è trovata?" (Santa pazienza, sì, ho fatto lo scientifico, ma mi sono diplomata qualcosa come 8 anni fa; e ci sono un milione di cose che ho fatto dopo).
"Secondo lei che caratteristiche ci vogliono per questo lavoro? E lei ce le ha? Mi parli della sua esperienza nell'agenzia di scommesse. Come si trova, in generale, con i colleghi? E' riservata? Un capo secondo lei che qualità deve avere?" eccetera.
Dopo quaranta minuti di colloquio mi ha fatto fare un esercizio di inserimento dati su Excel di mezz'ora. Io che per mesi e mesi ho fatto data entry non ho avuto troppi problemi.
E tutto questo per un lavoro di tre mesi.

Poi ieri un altro colloquio.
Mi hanno chiamato ieri mattina alle 10 dicendo: "Proprio oggi facciamo colloqui".
Questa volta il lavoro è per una ditta che produce beni inutili e vende solo a casa della gente, non in negozio. E' a tempo indeterminato e consiste principalmente nel richiamare gente che ha lasciato il suo nome e fissare un appuntamento. Poi ci penserà il dimostratore a convincere a comprare.
L'uomo davanti a me avrà 50 anni. Mi chiede da quanto tempo vivo qui, e se ho preso questo accento. Poi si accende una sigaretta (dopo che gli avevo detto che parlavo piano perché ho mal di gola) e parte col monologo.
"C'è anche da archiviare, mandare fax, ma sono stronzate (testuale, n.d.G.) che imparano tutti. Soprattutto abbiamo bisogno di qualcuno che sia convincente al telefono, e per capirlo bisogna farlo provare. Fisso di 1000 euro circa più fuori busta (in nero, n.d.G.) a seconda dei risultati. Chi è bravo ce lo teniamo stretto. Ci sono due tipi di orari, uno di ufficio e uno dalle 14 alle 22. Per imparare ci sarà un corso, forse a Milano. Ti interessa?"
A me fa schifo stare al telefono, e fa ancora più schifo cercare di convincere la gente, magari con piccoli inganni. Senza contare che lavorare fino alle 10 la sera tutti i giorni non è bello. Comunque dico che mi interessa (poi magari a casa ci penso meglio), e dico anche che non ho problemi di orario né per il corso a Milano.
A quel punto mi congeda. Dice che in un colloquio non si capisce se una persona è seria, e l'unica cosa che voleva sapere è se ho la voce troppo stridula o antipatica e se ero interessata. Seguirà secondo colloquio col capo dei capi.
Non mi ha chiesto che lavori ho fatto, che scuola ho fatto. Mi chiede se so usare il computer (e nel curriculum ci sono 4 righe di conoscenze informatiche e, boh, tipo 12 programmi che so usare). Quando provo a fare qualche osservazione non mi fa finire; non gliene frega niente.
E mentre andiamo via, candido candido, mi dice che gli ho fatto venire in mente di chiedere, alle candidate dopo di me, se avevano disponibilità di orario. Wow, che perspicacia.

Cazzo. Possibile che debba essere l'ultimo idiota a decidere se posso lavorare o no, e quindi della mia vita? Senza neppure parlare un po' per cercare di capire che persona sono? Senza preoccuparsi nemmeno di leggere il mio curriculum?
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martedì, 06 febbraio 2007

Ho fatto un altro colloquio in una agenzia pubblicitaria.

Dopo la solita mezz'ora a far vedere chi sono, da dove salto fuori, cosa ho fatto finora, il Grande Capo, che mi ha ricevuto in un giorno di festa (il patrono della città), comincia a dire: ho messo l'annuncio e mi hanno risposto in tanti. Centinaia. Prima non si trovavano copywriter, adesso sì. Un sacco. Ma noi, sa, dobbiamo sceglierne soltanto uno. Anzi, io ho fiuto per queste cose, per fortuna, altrimenti ci sarebbe l'imbarazzo della scelta. Però adesso di uno solo abbiamo bisogno. Poi magari dopo sei mesi di prova scopriamo che non va. Allora ripeschiamo nell'archivio di curricula; sa, io non butto via niente (e meno male, penso io, perché già a settembre avevo mandato il mio cv e questi non mi avevano cagati; poi vedendo l'annuncio l'ho rimandato e mi hanno cagato).

Mi chiedo: lo so pure io che ne scelgono solo uno, perché insistere tanto? Non sarà per dirmi che quel superfortunato non sono io?

postato da: giroprecario alle ore 10:54 | Permalink | commenti
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